MARVEL CHRONICLES /// 1602 (2003)

27 May, 2015

L’universo Marvel è un multiverso. Fin qui mi seguite tutti, vero? Bene. Perché è un concetto fondamentale per spiegare l’inspiegabile. E avete tutti familiarità col concetto di post-moderno spero? Perché altrimenti è un casino: cioè James Fleming ha usato proprio questo concetto su Image Text per sciogliere alcuni nodi concettuali della nostra storia, che altrimenti sarebbero rimasti in ombra. In America, i comics sono una cosa seria, se ancora non lo aveste capito. Si studiano. Si scrivono articoli. Si applicano loro concetti degni della migliore tradizione letteraria americana: come quello di post-moderno, appunto.


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Ora mi direte: ma di che vai blaterando? Multiverso? Postmoderno? Che roba complicata è? C’è una sola risposta possibile a tutte queste domande. Neil Gaiman. Lo sapete chi è, vero? Sena ombra di dubbio, una delle tre menti più brillanti del fumetto degli ultimi 40 anni. Uno di quelli che il medium, almeno dalla metà degli anni ’80, lo ha innovato davvero. Magari Sandman, vi dice qualcosa. Con Black Orchid è possibile che si accenda una lampadina. L’Ultima tentazione dovrebbe fugare ogni dubbio sulla persona. A sentir nominare The Books of magic, o La crociata dei bambini, mi aspetto che voi siate in piedi applaudendo, facendo la ola e urlando “Go, Neil, Go!”. Se non è successo nulla di tutto questo… beh, fermatevi pure nella lettura di questo articolo. Segnatevi i titoli elencati. Leggeteli. Poi riprendetela. Siete ufficialmente rimandati in fumetto.


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Non è mica da tutti pensare una storia originale per la Marvel, al giorno d’oggi. La cosa bella\brutta dei nostri amati\odiati eroi in calzamaglia (barrate le opzioni che preferite) è che, alla fin fine, tutto si riduce a una struttura piuttosto semplice. Si riprendono alcuni cliché, più o meno abusati, alcune situazioni archetipali e le si ripropongono in salse varie, magari con un bel contorno di azione e mazzate. Pensateci: si potrebbe risolvere l’intreccio della maggior parte delle storie a fumetti in cinque o sei schemi narrativi fondamentali (e no, non ve li elenco, ci dovete pensare, ho detto…). Nulla di delegittimante, per carità: secondo Borges le storie che l’umanità si racconta dalla notte dei tempi sono di due tipi: quelle di guerra e quelle di viaggio. Tutta la letteratura mondiale si può ridurre a questi due modelli. Semplice, no?


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Allora come arricchirla una storia? Come garantirne la varietà (non l’originalità, concetto che non amo usare, perché dopo millenni e millenni di storia umana, mica mi è ben chiaro cosa sia, l’originalità)? A questo punto subentra il talento. O il genio, nei casi più fortunati. Un’intuizione tale da mescolare tutte le carte. Aggiungendo qualche asso nel mazzo magari, perché un buon narratore è un abilissimo baro, prima di ogni cosa. Giocare d’azzardo coi mondi, le storie, la Storia, le proprie influenze. Gaiman in questo è un maestro. E la sua scrittura si fa fitta, diventa un bosco di rimandi e note al margine, un incrocio di stili e riferimenti, talmente inestricabili da diventare completamente originale. Un’abilità non da tutti. Una magia degna del Dottor Strange. Post-modernismo a strisce e balloon.


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D’altronde mica è un caso se il più abile tra gli editor della Marvel – quel Joe Quesada che ha rilanciato con successo la “Casa delle Idee” – ha corteggiato proprio Gaiman, tra i tanti free-lance disponibili sul mercato. Mettendolo sotto contratto, nel 2001, per una miniserie di otto numeri, uscita poi nel 2003. Garantendogli la più ampia libertà creativa. Il risultato: 1602. Una delle storie più intelligenti e coinvolgenti degli ultimi vent’anni. Meravigliosamente illustrata da quel gigante, e degno figlio d’arte, che è Andy Kubert. Una vicenda che prende i più importanti eroi e villain dell’universo Marvel e li piazza in un bizzaro punto del Multiverso Marvel: la corte della Regina Elisabbetta I. E per di più, nel bel di una congiura di palazzo. Avete capito bene. Super eroi e Regina Elisabetta I. Shakespeare incontra Stan Lee. Di più non vi dico. Non me lo perdonerei. Non me lo perdonereste. Vi tocca correre a comprarlo, ‘sto fumetto. E leggerlo tutto d’un fiato. Ringrazierete me per il consiglio. Mr. Gaiman per averlo immaginato e scritto. Andy Kubert per averlo disegnato. Joe Quesada per averlo reso possibile. Non sento le pagine frusciare. Cosa ci fate ancora davanti allo schermo?


 

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