NAIS live! // ADRIANO VITERBINI @ AngryRockCity/ONDA SONORA – ANGRI (SA) (30-12-2015)

14 January, 2016

Curiosissimo di scoprire quale sarà la dimensione live che Adriano Viterbini riuscirà a dare al suo ultimo lavoro, Film |O| Sound, arrivo all’Onda Sonora di Angri (SA) per la serata organizzata dai ragazzi di AngryRock City che vede alternarsi sul palco Black-O & Rap-ID, The Devils, Ash Code e, per l’appunto, Adriano Viterbini e la sua band (Francesco Pacenza al basso e Piero Monterisi alla batteria).
Che senza quella cassetta di musica africana, portatagli dal padre al ritorno da un viaggio di lavoro in Niger, forse quest’ultimo disco sarebbe stata ben altra cosa, lo capiamo già dalle prime note di questo concerto.


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Si parte infatti con la rivisitazione della Tunga Magni di Boubacar Traore, uno di quei brani che ci riporta alle preziose e più nascoste radici della musica africana e che Adriano, se possibile, rende ancora più “desertico”: il suono fluttuante della sua chitarra sembra trasportare piccoli granelli di sabbia tra le dune d’un deserto tutto da immaginare e scoprire.
Come prevedibile, largo, larghissimo spazio all’improvvisazione. Il brano è quasi un pretesto, un canovaccio sul quale tessere trame nuove e molteplici. E così sarà per tutto il concerto.



Il tempo di impugnare un mandolino elettrico e ci dirigiamo subito verso l’America polverosa di Ry Cooder, con un’energica, divertita e divertente “Jesus on the mainline” (già proposta da Viterbini nel secondo album dei Bud Spencer Blues Explosion, “Do it”) e una “Vigilante Man” ruvida quanto basta, direttamente dall’esordio solista “Goldfoil”.
Dopo questa parentesi “back to the roots”, si torna alle atmosfere di Film |O| Sound con l’intima e struggente Malaika dove sicuramente si fa sentire la mancanza della tromba di Jose Ramon Caravallo Armas (assente ad Angri poiché impegnato con la Bandabardò). D’altra parte, la sincerità chitarristica di Adriano riesce benissimo a trasformare il brano in un canto ad una sola voce, quella della sua chitarra. Ed è con l’entrée di un arpeggio tuareg, un accenno di “Nemi”, che arriviamo alla sognante “Sleepwalk”, sulle cui note, disegnate con la solita, dolce maestria dallo slide di Adriano, è facile cadere nella tentazione di lasciarsi cullare e magari sentirsi “in un film di Tim Burton”.


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Nemmeno il tempo di svegliarsi dal sogno che il momento più smaccatamente “african” dell’ultimo disco ci colpisce dritti in petto! E allora ecco la Tubi Innocenti scritta con Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours) in una versione live che fa di necessità virtù: non essendo ovviamente possibile l’accumulo di timbri e quindi di colori che ne costituisce il punto di forza su disco, Viterbini e la sua band sfoggiano una versione a tratti quasi “Bud”. Potenza da power-trio, accompagnata dal solito irresistibile ritmo tribale. E l’octaver di Adriano può prepotentemente prendersi la scena!



Ma conquistato il pubblico con questa nuova incursione nel deserto africano, non resta che riportarlo in territori musicalmente più vicini. Adriano intona “Bring it on home” e tutti ci sentiamo un po’ più a casa. Ci si stringe e si canta insieme a lui (vabbè, lo confesso: io un po’ di più).

Come Film O Sound, questo concerto è stato un viaggio. L’ultima tappa prima di salutarci è Cuba.

Adriano ci porta a L’Avana e ha il tempo di dedicare “Drume Negrita” all’assente Ramon, che è proprio di Cuba!


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Arrivato il momento di salutarci, c’è giusto il tempo per un bizzarro omaggio all’olandese, italiano d’adozione, Peter Van Wood, in una spiazzante versione country di “Butta la chiave”.

Olandesi no, ma volanti sì, le sue mani scorrazzano per l’ultima volta sulla chitarra.
Come sempre,
“due mani, dieci dita e uno slide” ma anche sudore e tanto, tanto cuore.



Photo by Luigi Maffettone



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