PASS THE POPCORN // Le Avventure Acquatiche Di Steve Zissou

29 Novembre, 2015

“Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione.
Tutto il resto è delusione e fatica.
Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario.
Ecco la sua forza.

Va dalla vita alla morte. Uomini,bestie, città e cose, è tutto inventato.
E’ un romanzo, nient’altro che una storia fittizia.
Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai.

E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto.
Basta chiudere gli occhi.

E’ dall’altra parte della vita.”


Le Avventure Acquatiche Di Steve Zissou è gioiellino quasi dimenticato di Wesley Mortimer Wales Anderson. Il film, ormai 11 anni fa, non riscosse gran successo, forse perché preceduto dall’exploit incassato da Wes con I Tenabaum o forse perché con questo film, il quarto, il texano raggiunse la massima convergenza tra le sue “regole” di stile e quanto impresso su pellicola, calcando maggiormente la mano sulle caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto le sue opere. Fatto sta che Anderson ha sempre diviso critica e pubblico demolendo luoghi comuni e i linguaggi attraverso i quali questi vengo veicolati.


THE LIFE AQUATIC WITH STEVE ZISSOU


La maggior parte delle scene sono state girate tra Roma, Napoli, l’isola di Ponza e Nettuno. E’ chiaramente intuibile dal titolo che è un film d’avventura, come è facile capire che il protagonista della storia è Steve Zissou, interpretato da un magnifico (come sempre) Bill Murray, personaggio che si rifà senza dubbio a Jacques Cousteau (il berretto rosso da marinaio è inconfondibile). Steve é un oceanografo ed esploratore marino che cerca di fare business attraverso le sue attività di scientifiche.
Dopo la morte di Esteban, suo fidato amico e compagno di avventure, per mano del fantomatico Squalo Giaguaro, decide di intraprendere l’ennesima  impresa (anche per risollevare le sorti della sua attività di documentarista) dando la caccia al mostro marino, non essendone mai stata documentata la leggendaria esistenza.
La sgangherata battuta di pesca si svolge sul piroscafo di Zissou, il mitico Belafonte, che accoglie un equipaggio sui generis che comprende le più disparate figure professionali, tra le quali il presunto figlio (interpretato da Owen Wilson) di Zissou.


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A queste premesse seguiranno innumerevoli e temerarie avventure che coinvolgeranno tutti i personaggi della ciurma di Zissou (rigorosamente in divisa di bordo in stile DEVO) nonché i rivali; mentre questi si concentreranno nell’esplorazione degli abissi Wes sarà intento a scrutare nelle loro anime facendo emergere quanto si cela dietro ognuno di loro. Nonostante sia un film costellato di personaggi è solo apparentemente corale, ad ognuno di questi viene conferito un proprio spazio che lo distingue e caratterizza rispetto agli altri.
Anderson non giudica nessuno dei suoi personaggi, sono gli stessi protagonisti ad essere i propri giudici, è la loro premente insoddisfazione che li fa essere così duri verso se stessi e che li spinge alla ricerca dell’alter ego che possa comprenderli. Ogni scena del film è concepita come se fosse un quadro, nulla è casuale, tutto è curato e disposto nel dettaglio, sia per quanto riguarda le scenografie (gli esempi più evidente sono ricostruzione in studio del Belafonte o la citazione del Yellow Submarine), sia per la disposizione dei personaggi nelle immagini di gruppo.
Il film è concepito come una riproduzione seriale, in ordine cronologico, di singoli quadri che vanno a comporre la trama. “Il viaggio al termine degli abissi” del comandate Zissou può essere interpretato come un’avventura interiore, un’intima discesa nei meandri della sua psiche, dovuta ad una dolorosa perdita, che lo condurrà ad una difficoltosa riconquista della propria esistenza.


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Dulcis in fundo la colonna sonora che fa da contraltare alle vicende narrate, incastonandosi alla perfezione con queste. Oltre a canzoni memorabili come Search and Destroy – Iggy and the Stooges e Gut Feeling – Devo andrebbero menzionate una ad una le reinterpretazioni in portoghese di Seu Jorge (nel film interpreta Pelé dos Santos) di alcuni dei brani più belli della discografia di David Bowie.


  “Vorrei vivere in un film di Wes Anderson:
inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks.
Vorrei l’amore dei film di Wes Anderson, tutto tenerezza e finali agrodolci”.

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