SCHOOL OF ROCK // SEX, DRUGS… AND DEATH!!

25 May, 2016

 Pensateci bene: «sex, drugs and rock’n’roll», è l’inno più comune che, generazione dopo generazione, ci si è tramandati a partire dai favolosi ’60. Eppure qualcosa manca: la storia del buon vecchio Joe, ad esempio, che ammazza la sua donna pescandola a letto con un altro uomo. Un racconto, questo, che, come molti altri della fantasiosa e ricchissima mitologia R’n’R,  ha affascinato folle di menestrelli: da Arthur Lee a Jimi, fino ad arrivare alla regina, Patti Smith. (Ehi voi, là fuori, l’elenco non è esaustivo, lo so: ho sparato i primi tre che mi son venuti in mente! Buttate qualche altro nome nei commenti su FB, se vi va!). Neanche di Joe, però, ci occupiamo quest’oggi: su di lui ci torniamo, non vi preoccupate. In questa edizione di School of Rock, ci interessa un altro elemento fondamentale dell’estetica R’n’R… quella parte, un po’ macabra, relativa alla morte. In particolare, ai morti  nei testi: donne, uomini, morti che ti fissano: voi non potete immaginare quanti ne son caduti… Roba da riempire di nuovo le fosse ad Omaha Beach. Siete pronti? Fuoco alle polveri!

JOHNNY CASH – FOLSOM PRISON BLUES ( 1954)


«When I was just a baby my mama told me: “Son,

Always be a good boy, don’t ever play with guns”.

But I shot a man in Reno just to watch him die

When I hear that whistle blowing, I hang my head and cry»


Archeologia del R’n’R: come dire, i suoi primi passi, estetici e formali. Storia nera, storia di perdizione: parte dal blues, passa per le mani degli Hoboes e della Grande Depressione. S’accavalla alla Croce del Sud: sa di polvere, stivali, sudore e bevute in bettole da perdere il controllo. Di «sparare ad uomo a Reno, soltanto per vederlo morire». Succede anche questo, nei testi di Mr. Man in Black.

NEIL YOUNG – DOWN BY THE RIVER (1969)


«She could drag me over the rainbow

and send me away

Down by the river I shot my baby

Down by the river, dead, shot her dead».


 Semplice: la progressione di due accordi e il testo che prende dal più tradizionale e disturbante immaginario country- western. Un amore finito, un rapporto dissolto, un fiume che scorre placido. Natura, silenzio. Poi un colpo di fucile: ecco come può finire un grande amore nell’estetica R’n’R:  male, molto male.

SONIC YOUTH – I LOVE YOU GOLDEN BLUE (2005)


«Dead boy stares

strange to meet you

Dead boy cares

so great to see you

Dead boy dares

Believe in you

Dead boy stares

Afraid that you will see him»


Di certo non potevano mancare, in conclusione, una delle band più sperimentali della storia, per musica e testi: ecco, qui c’è un ragazzo morto che si ferma, osserva e si prende cura delle cose, in una New York spettrale: estetica della morte al suo più alto grado di sviluppo.

BONUS TRACK

Per salutarvi, due brani di Mr. Nick Cave. Li mettiamo in coda perché ci sembrava un po’ banale infilarcelo: la sua estetica nera è nota. D’altronde nel 1996 ha composto un intero disco, Murder Ballads, le cui canzoni erano ispirate – e raccontavano la storia – di alcuni tra i più brutali serial killer americani… Come non citarlo? Menzione d’onore, quindi, con Henry Lee, cantata in duetto con la sua compagna negli anni ’90, Polly Jane, PJ per gli amici, Harvey; e Where the Wild Roses Grow, con la bellissima, e sensuale, Kylie Minogue.


NICK CAVE – HENRY LEE (1996)


«A little bird lit down on Henry Lee

She leaned herself against a fence

Just for a kiss or two

And with a little pen-knife held in her hand

She plugged him through and through

And the wind did roar and the wind did moan»


NICK CAVE – WHERE THE WILD ROSES GROW (1996)


«On the third day he took me to the river

He showed me the roses and we kissed

And the last thing I heard was a muttered word

As he knelt (stood smiling) above me with a rock in his fist »


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