YOU TALKIN’ TO ME? WHO THE FUCK DO YOU THINK YOU’RE TALKING TO? // Boris Ramella

18 June, 2016

Genovese, bel ragazzo, cantautore dalle belle speranze.
Abbiamo chiesto a Boris Ramella cosa significa fare un disco pop nel 2016.


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Boris Ramella. Chi è?


Un ragazzo che viene dal mare, a cui piace molto la terra e le radici.
(Non pratico geofagia.)


 “Non riesco a dormire” (Giungla Dischi / Sony Music),
uscito il 20 maggio scorso, è, a tutti gli effetti un disco pop.
Quali sono i tuoi ascolti?


Grazie del complimento.
I miei ascolti sono confusionari come le mie letture… ma posso dire di aver ascoltato molto, ultimamente, gruppi d’oltreoceano come The Shins, Grizzly Bear, Wilco, Angus & Julia Stone, Edward Sharpe and the magnetic zeros.
Ce li sento molto in questo disco.



 Sei ligure. Che rapporto hai con la grande tradizione
del cantautorato italiano e soprattutto con quello di casa tua?


Un buonissimo rapporto… amore, direi.

Ci sono cresciuto.


Nella traccia “Quasi intelligenti”
ti prendi allegramente gioco di un certo modo di fare su facebook.
A proposito di questo, come usi i social network?
Quanto influenzano la tua musica, oltre che la tua vita?


Ho fatto da testimone.
Certamente non sono estraneo a ciò che ho descritto, mi ci metto dentro pure io, magari per aspetti differenti.
Siamo tutti coinvolti, chi più, chi meno, in questa fiera del narcisismo.
La domanda che mi ero posto è questa: ma ad un certo punto dovremo pure metterlo il naso fuori di casa, lo dovremo spegnere il pc? Il problema non si pone visto che ci sono gli Smartphone.



Quanto son state importanti le collaborazioni
con Lele Battista, Giuliano Dottori e Maurizio Carucci?


Fondamentali!
Senza di loro non avrei fatto il disco che ho fatto.
Senza di loro non sarei quello che sono adesso… sia in campo musicale ed umano mi hanno insegnato tanto, ognuno a proprio modo. Onestamente posso parlare più per Maurizio e Lele, con Giuliano non ho avuto modo di approfondire la conoscenza.


 Il disco sembra come pervaso da una sorta
di malinconia che fa da filigrana.
È così? Tu come ti senti?


Può essere. È un disco intimo, fatto di attimi, momenti… ci sta che lo si percepisca un poco malinconico.

In realtà io non lo vedo proprio così.

Pure io vivo di momenti. Non saprei definirmi, in generale.


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Con quali artisti ti piacerebbe collaborare in futuro?


Con tutti quelli a cui sto simpatico.


Come vivrai il tour?


“Tour de force” intensissimo ma bellissimo.

Si vive bene.


Ora che puoi dormire, di notte, cosa sogni?


Rane e dinosauri.


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