FORGOTTEN ONES /// THE-THE (’79 – ’10)

11 May, 2016

Capita, a volte, che il suono di una band si costruisca intorno ad un singolo, più che a un collettivo di musicisti; che una persona sia capace di un tale magnetismo, da trascinare quanto e più di un’intero gruppo di musicisti; che abbia, nella sua testa, più musica, più armonie, più suoni di un’intera orchestra. È il caso di Matt Johnson, meglio noto come The-The. La sua storia è strettamente legata all’Inghilterra, alla sua cultura, al suo modo di vivere, al suo miscuglio di generi, al suo incastro di suoni.


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Matt respira Inghilterra fin dalle origini: figlio del proprietario del Two Puddings, un pub frequentato in egual misura da criminali e dal bel mondo londinese, cresce nell’appartamento sopra il locale. Suo zio, invece, è proprietario di una piccola sala da ballo, dove assiste alle esibizioni di artisti del calibro di Howlin’ Wolf, Muddy Waters, The Kinks. Prima band a 11 anni – i Roadstar -; a 15 tea boy alla casa di produzione discografica DeWolfe; a 18 tecnico del suono in studio di registrazione.


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 Formazione tecnica, formazione musicale, materiale umano ed esperienza da vendere. Sono le carte perfette per trasformare le particelle d’aria in musica; per creare il sound più cool degli anni ’80: un dance-pop acido, fortemente incentrato sull’uso dei synth, una grande abilità di songwriting che permette, in alcuni brani o per interi dischi, di far risplendere le doti di cantautore. Ecco gli elementi essenziali di una delle band cult degli anni ’80 in Inghilterra:  i The-The.




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INFECTED (from INFECTED – 1986)

Partiamo dal terzo disco, per apprendere il suono. Un personaggio come Johnson sperimenta prima di trovare la giusta combinazione: scava, compone, monta, scarta; quindi, arriva alla sintesi, al giusto mix tra le parti. Infected (disco e brano) ne è la dimostrazione: dance-pop sperimentale, ma non costruito per ballare in pista. Il ritmo martellante serve a veicolare un messaggio di denuncia sulla condizioni della vita moderna in Inghilterra. Siamo sotto regime Thatcther, signori: il neo-liberismo pianta la propria bandiera nel cranio dei sudditi di sua maestà; e l’infezione dilaga.


ARMAGEDDON DAYS ARE HERE (AGAIN) (from MIND BOMB – 1989)

1989. Cade il muro di Berlino. Johnny Marr, chitarra degli Smiths, registra il disco più ambizioso di Matt Johnson: Mind Bomb. Si dice addio all’oscuro, ipnotico e stiloso dance-pop, per un rock viscerale e notturno, che esalta le zone d’ombra della personalità di Johnson, dei suoi testi, della sua visione del mondo. Questo è british rock di prim’ordine, signori.


I SAW THE LIGHT (from HANKY PANKY – 1995)

Prendi Hank Williams, riconosciuto genio del country, scomparso troppo presto. Fai sentire le sue canzoni ad un’altro geniaccio, tipo Matt Johnson. Aspetta qualche mese. Ecco come nasce Hanky Panky, disco di canzoni di Hank Williams, che potrebbero essere state scritte benissimo da Mr. The The. Si attende smentita.



 




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