Miles Electric – A Different Kind of Blue (1970)

1 June, 2015

Non so’ voi cosa intendiate per “forme d’arte”, ma per “arte sonora”… di sicuro sul vocabolario o sulla vostra enciclopedia di fiducia troverete la foto di Miles “Electric” Davis.
Che Miles sia una leggenda del Jazz, con tutte le lettere maiuscole, lo si sapeva già ma quello che la sua carriera ci mostra è tutt’altro. La sua creatività nell’ottica dell’innovazione e nella ricerca del suono, quasi come uno scienziato, è imparagonabile e tutti i musicisti che lo hanno affiancato confermano la frase: “uno così… passa solo una volta non nella vita, ma nella storia umana”.


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Durante le registrazioni dei suoi dischi ovviamente, essendo solo trombettista, si faceva affiancare o da turnisti o da artisti con cui formava un alchimia da gruppo, in sinergia con la sua idea di “suono”. Difatti abbiamo 2 sezioni di tempo “sonoro” divise in: First Great Quintet/Sextet insieme a Sonny Rollins sostituito poi da John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers, Philly Joe Jones;  Second Great Quintet invece con Herbie Hancock al pianoforte, Ron Carter al basso, ed il prodigio Tony Williams alla batteria. Nella seconda formazione inizialmente cominciò con George Coleman o Sam Rivers al sax, ma il pezzo finale del puzzle sarebbe arrivato nel 1964 con Wayne Shorter.


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Il cambiamento sonoro però avvenne quasi definitivamente quando sposò, Betty Marby, letteralmente la donna che inventò il “fusion”. Infatti Filles de Kilimanjaro,  forse il disco più criticato di M.D., vede proprio  “Mademoiselle Mabry” in copertina ed il sound espresso in esso fu il primo seme di un Jazz moderno, lontano dalle ritmiche “from New Orleans”.
Tra l’altro proprio lei introdusse Sly Stone e Jimi Hendrix a Miles, ed il quadro dell’unità sonora fu subito intuito da Chick Corea che nel disco sostituii Herbie “Hank” e  Ron Carter con Dave Holland.
Tornati negli U.S.A. per un nuovo disco, dopo questa piccola parentesi, il “Second Great Quintet” si ritrovò in studio con una nuova visione della musica, tranne per gli assenti del disco su citato. Infatti nella prima sessione di registrazione Harbie entrò nella sala di ripresa e la girò a lungo senza mai trovare il piano a corde che doveva suonare. La scena fu bellissima Herbie domandò a Miles : “What do you want me to play?” e Miles rispose con un “play that over there” indicando un electric piano fender rhodes, ed un Hank basito esclamò “he wants me to play that toy???”… ecco, sappiamo benissimo poi com’è finita per entrambi nelle loro carriere.


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Ne seguirono vari dischi ma quando uscì “Bitches Brew”, nel 1970, Miles Davis ha aperto un nuovo angolo della fonia per il jazz , quest’ultimo ha suscitato emozioni come nessun disco prima. Fino ad oggi, “Bitches Brew”, vale la pena la ripetizione, è uno dei più venduti album jazz di tutti i tempi. “Miles elettric: A Different Kind of Blue”, esamina il passo successivo nel suo processo creativo … con l’esecuzione di questi brani dal vivo. Il Festival dell’Isola di Wight, prettamente rock!!! che ospitò artisti dai The Who, ai Jethro Tull fino a Joni Mitchell, creò attorno a Miles, uno sfondo romantico che riescì a togliere tutte le etichette di genere al suo suono, lasciando l’amaro in bocca ai critici del nuovo che avanza.
Durante l’esibizione fu affiancato da Jack DeJohnette, Chick Corea, Keith Jarrett, Gary Bartz e Dave Holland.
Irripetibile come pochi eventi nella storia mondiale!!!  persino Carlos Santana riconobbe l’arte che bruciava all’interno dell’anima blue di… Miles–”Electric” –Davis.

Stopppp Tallllkin’, Just play…

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