POV // AT THE WEEKENDS

20 Marzo, 2015

La nostra sarà un’intervista atipica.
Un’intervista visiva.
Oggi ospiti della rubrica Point Of View: At The Weekends.


Gli At The Weekends sono la manifestazione sonora della voglia di fare. Sono un chiaro esempio di amore per la musica. Quella vera. Quella che ti fa sudare. Quella che sa sia prenderti a pugni in faccia, sia consolarti. Una metà è di Ceccano, l’altra di Sora. 50 km di distanza. Molti? Troppi? Che dire… di certo non sono sufficienti a fermarli. A pochi giorni dall’uscita fisica e in digitale di “U”, il loro ultimo album, gli ATW ci svelano alcuni segreti. Ma ormai è risaputo… Non siamo bravi a mantenerli…


  • Come sintetizzereste voi stessi e la vostra musica con una foto? Quali sono gli oggetti da cui non vi separereste mai e che
    riescono a riassumere al meglio ciò che rappresentate?

Carlo: Ho scelto la mia Fender Jazzmaster e il “Bro Code” di Barney Stinson (How I Met Your Mother).

La prima è chiaramente la chitarra che ho sempre desiderato sin dall’adolescenza; il suo suono, il suo colore e il suo stile non mi hanno mai stancato, siamo inseparabili.

Ho scelto invece il “Bro Code” perché adoro Barney Stinson (il personaggio di How I met your Mother interpretato da Neil Patrick Harris) e la sua filosofia, spietata e spesso veritiera.

Francesco: Ho scelto una delle mie macchine fotografiche.

Amo la fotografia, soprattutto se analogica ed istantanea; non si può barare, studi l’inquadratura, la scegli e poi click! La macchina fotografica è una di quelle cose che non può mai mancare nel mio zaino!

Luigi: Il basso perchè mi distrae e mi rilassa dallo stress che si accumula nella quotidianità, il miglior mezzo per esprimere ciò che sono.

Il manga perchè adoro la cultura giapponese, sono cresciuto con i loro personaggi e ritengo questa forma d’arte una buona alternativa ad un “normale” libro.

Manuel: Mi piace collezionare i vari tipi di scotch e nastri adesivi in generale. Le bacchette ed il quaderno sono la mia quotidianità; li porto sempre con me, anche in viaggio per esercitarmi.


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  • Quali sono i cinque dischi che vi hanno maggiormente influenzato e perché?

Carlo: “Mutations” di Beck.

Beck è il mio artista preferito da sempre. “Mutations” è, a mio avviso, l’album dove esprime meglio tutto il suo estro e la sua arte. E’ un susseguirsi di capolavori, allo stesso tempo un disco di cui si è erroneamente parlato sempre troppo poco. Fondamentale.

Francesco: “Room on Fire” dei The Strokes.

Per la perfetta fusione tra melodia e suoni lo-fi, sporchi, grezzi.

Luigi: “Achtung Baby” degli U2.

Perché è secondo me il disco più innovativo degli anni ‘90. Pezzi semplici e diretti, roba mai sentita fino a quel momento. Suoni e idee che hanno ancora oggi una forte influenza sulla maggior parte della musica che gira.

Manuel: “Definitely Maybe” degli Oasis.

Prima che iniziassi a prendere lezioni di batteria all’età di 14 anni, ascoltavo gli Oasis e il mio modello era Liam Gallagher. “Definitely Maybe” fu importante anche per la mia evoluzione artistica.

Tutti: “The Proximity Effect” dei Nada Surf.

E’ stato il nostro punto di partenza, volevamo fare indie rock senza tralasciare il senso melodico a noi molto caro. Consigliato a tutti.


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  • A quale film colleghereste la vostra musica? Più nello specifico: vedreste una o più delle vostre canzoni come colonne sonore di qualche film o qualche scena in particolare? Se si, quale?

Luigi: Vedrei bene “Crystal Heart” in un cult movie, magari la proponiamo a Danny Boyle per il sequel di “Trainspotting”, se lo farà mai.

Anche “Desperate Pride” potrebbe suonare bene in un film sentimentale. Un ragazzo la inserisce in una playlist per l’amata e subito nasce l’ammòre. Un po’ come “There is a Light that never goes out” degli Smiths in “500 days of Summer”.


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• Qual è il vostro rapporto con le altre forme d’arte?

Carlo: Adoro ogni forma d’arte, in particolare, oltre alla musica, mi piace recitare.

Ho vestito i panni dell’attore per diversi progetti: prima facevo molto teatro, più recentemente ho partecipato a vari cortometraggi e una webseries. Le Serie sono la più recente forma d’arte che abbiamo ed io ne sono dipendente.

Francesco: La mia vita si basa tutta sull’arte. Mi occupo di fotografia e video, quindi quando non faccio foto suono e quando non suono faccio foto.

Luigi: Mi piace qualsiasi espressione d’ arte: dal libro ad una canzone fatta con una chitarra monocorda. Inoltre amo molto le arti figurative e vado spesso a visitare mostre. Quando ne vale la pena, non mi faccio problemi per il prezzo del biglietto. 

Manuel: Suonare uno strumento ti fa aprire, o almeno per me è sempre stato così. Mi ha sempre stimolato una certa sensibilità verso tutte le altre forme d’arte o le cose che possano suscitarmi interesse in generale.


 

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• Ci consigliereste un brano a cui siete particolarmente legati da postare come vostra “TRACK OF THE DAY”?

Carlo: “Knock Knock Knock” degli Spoon perché è la canzone che adoro di più in questo periodo.

Francesco: “Skinny Love” di Bon Iver perché è un artista che ho scoperto da poco e mi piace.

Luigi: “Time to forgive the winter” dei Girls in Hawaii per celebrare questa calda primavera che impazza.

Manuel: “Little Lion Man” dei Mumford and Sons perchè mi mette di buon umore.



 


 


 


 

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