TRACK(S) OF THE DAY //School Of Rock: PAISLEY UNDERGROUND (’81-’86)

6 Aprile, 2016

 Paisley. Come dire Persia o India. Oriente. Un motivo decorativo molto diffuso durante la Summer of Love. Come dire psichedelia. Droghe e suono West-Coast.

Underground. Come dire indipendente. Alternativo. Contro tendenza. Originale e originario. Come dire Velvet Underground: che è come definire un suono originario, la fonte di un’influenza, l’origine di un modo d’essere. È come stabilire uno standard su cui è possibile variare, in continuazione, ancora e ancora.

Paisley Underground: è come dire Los Angeles, California, dall’inizio alla seconda metà degli anni ’80. Quindi, West Coast sound, chitarre jingle jangle alla The Byrds, vagonate di psichedelia fuse con le onde sonore, potenti e veloci, della scuola punk-rock californiana.

Paisley Underground: come dire Steve Wynn, Dan Stuart, Matt Piucci e David Roback, Michael Quercio.

Come dire The Dream Syndicate, Green on Red, The Rain Parade, The Three O’Clock.

Questo è un promemoria e una lezione di genuino R’N’R: quattro band, quattro pezzi e la storia è servita

Questa è la nostra Track(s) of the day.

THE DREAM SYNDICATE – THE DAY OF WINE AND ROSES (1982)

Bisogna essere canaglie per arrivare ad essere l’icona di un movimento. E i The Dream Syndicate erano entrambe: canaglie, certo, come lo è una band West Coast che costruisce il suo sound su influenze tipicamente East Coast – i Velvet Underground di White light/White Heat e l’immancabile Bob Dylan della metà dei ’60 -; icone, come lo diventa chi esprime al meglio il suono di un periodo, di una generazione, di un movimento. Signori, ecco a voi il Paisley Underground al massimo grado di perfezione.


GREEN ON RED – THE DRIFTER (1985)

C’è la luce e ci sono le ombre. C’è il giorno e c’è la notte. C’è un lato scuro e un lato chiaro. Ecco, i Green on Red rappresentano la coscienza sporca del Paisley Underground. Ricoperti della polvere di Tucson, Arizona, dove si sono formati, visceralmente root, di scuola John Fogerty, raccontano il male dell’america profonda. Qui ci sono le paludi, le schiene spezzate dal lavoro, la violenza innata della nazione, i corpi provocanti e sudati. E soprattutto c’è la tradizione della musica americana e poca, davvero poca, possibilità di redenzione.


THE RAIN PARADE – THIS CAN’T BE TODAY (1983)

Seminali. Come altro definire questa band il cui chitarrista, e membro fondatore, David Roback ha dato vita a ben altre due band fondamentali per la metà degli anni ’80, gli Opal e, successivamente, i Mazzy Star? Nulla si crea, nulla si ditrugge, tutto si trasforma: e ascoltando This can’t be today l’intero DNA del gruppo si srotola davanti agli occhi: da dove partono – la psichedelia sessantottina dei The Byrds – e dove arriveranno. Beh, Mr. Roback, almeno.


THE THREE O’CLOCK – HER HEAD’S REVOLVING (1985)

Ti chiami Michael Quercio, Mickey per gli amici. Suoni il basso e sei il leader di una band che si chiama The Three O’Clock. Prince è un tuo estimatore. Sei giovane e di talento: hai il mondo in mano, insomma. Poi, durante una intervista radiofonica, il lampo di genio che toglie ogni dubbio: definisci la nuova scena alternativa losangelina Paisley Underground. Così entri definitivamente nella storia. Capito come si fa, ragazzi?



 

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