Nais Live! // Calcutta @Lanificio 25 – Napoli (19-02)

21 February, 2016

Napoli, Lanificio 25, l’organizzazione prevede il pienone, il tempo di ritirare l’accredito e sono dentro. Non c’ero mai stato. La location è suggestiva, sorge nel cuore disordinato, caotico, pulsante di vita ed energia del capoluogo partenopeo e sembra esserci il pubblico giusto per godersi il concerto del fenomeno indie del momento. L’avevo già visto dal vivo qualche mese fa, era una delle prime date del tour, ma si sa, le velleità aiutano a campare. Raggiunto il resto della brigata inganniamo il tempo in convenevoli e sigarette; nel mentre alle porte la fila s’è fatta più consistente e si perde nei meandri del portico, sarà sold-out. Il cortile, sazio di gente, è affollato da ultras folgorati sulla via di Damasco che levano al cielo sciarpe rosso-blu. E’ l’atto pubblico di massima adesione al nuovo culto, in “privato” basta anche solo un meme sulla bacheca Facebook del latinense.


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Il tempo di una birra e vado a prendere posto, manca ancora mezz’ora, ma voglio assistere allo spettacolo insieme agli ultras capeggiati da un manipolo di ragazzine; durante il concerto dichiareranno che erano lì per scopare. La sala da concerti del Lanificio 25 vale da sola il prezzo del biglietto e il parterre inizia a scaldarsi sulle note del dj-set di Irene Ferrara che ha aperto la serata. Li passa proprio tutti: De André, Dalla, Gaetano, Battiato. La platea già canta a squarciagola, con degli amici, ironizzando, dico che mancano all’appello solo i Thegiornalisti, arrivano pure quelli, peccato per ICani. Le luci iniziano una alla volta a spegnersi, sembra stia per iniziare, accendo una delle ultime sigarette rimaste, già so cosa mi aspetta, voglio godermela. Purtroppo è solo un black-out, ergo panico. M’è rimasta solo una sigaretta e c’è ancora da aspettare.


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Fortunatamente i problemi tecnici vengono risolti in tempi ragionevoli, la band può prendere posto sul palco. È lo stesso Calcutta a dirci che si chiamano “I Ragazzi della Morte” e leggenda narra che in passato suonavano ai matrimoni. Qualche minuto e Calcutta, sornione, entra con indosso un piumino blu e la maglia del Napoli. Secondo un mio amico ha il piumino perché fa tanto brit-pop. Tra me e me penso che avrà voluto celebrare i 20 anni dall’uscita di Don’t Book Back In Anger e forse la maglia non era neanche del Napoli ma del Manchester City.


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Qualche saluto, poche note di tastiera e parte Limonata. Il timbro vocale di Edoardo D’Erme è spettacolare, ti prenderebbe anche se cantasse jingle pubblicitari, lui lo sa ma finge di non saperlo, e lo utilizza in tutti i modi possibili: sale, scende, risale, sfuma, insomma fa quello che vuole, quando vuole, con grande padronanza. Su Frosinone il pubblico, già caldo, va in estasi. Si dondola e si poga tutti, evidentemente sapranno degli ascolti screamo di Calcutta che compiaciuto osserva dall’alto il suo impero. Anche in questo concerto i brani dell’ultimo album si sono alternati a quelli meno recenti (Amarena, Dinosauri, Pomezia, Cane, Arbrè Magique) ma questa volta, a differenza dello scorso live a cui presi parte, il pubblico conosceva anche il vecchio testamento.


 


I brani di Mainstream però la fanno da padrone e vengono eseguiti tutti. La storia raccontata in Milano sembra che in qualche modo sia stata vissuta da tutti gli spettatori, poi Gaetano, che ormai è un inno, seguita a sua volta da Le Barche. Intermezzo 2 non è mai stata così necessaria, ha stemperato la tensione emotiva che guidava la folla, perché è stata empatia totale tra il pubblico e il giovane cantautore, poi subito ravvivata dalla hit Cosa Mi Manchi a Fare. Su Del Verde faccio partire una chiamata, Edoardo una volta mi ricordò che è bello essere galanti, e, mentre sono intento ad armeggiare con il telefono, mi ritrovo Calcutta tra le braccia che braccato dalla folla mi versa la birra sulla t-shirt, ma non la laverò con lo Svelto.


 


Durante il concerto, a tratti, Edoardo sembra assentarsi, è come se andasse a rinchiudersi nella sua “stanza”, quella che custodisce le storie che ci racconta, quella che partorisce i suoi testi, quel luogo sicuro che da qualche parte abbiamo tutti. Poco più di 40 minuti ed il live è finito o almeno deve essere stata questa l’impressione degli occasionali da concerto. Calcutta & I Ragazzi della Morte abbandonano per qualche istante il palco, il tempo di un cambio di mise ed Edoardo torna annunciando la seconda parte del live. D’Erme è onesto, sa che il suo repertorio non può permettergli di arrivare ad un’ora di concerto, e invita il pubblico a richiedere i brani da rifare. Magari qualche cover non guasterebbe. Fatto sta che il pubblico non se l’è fatto dire due volte, è stato reclamato il bis di tutto il repertorio, ovviamente non si poteva ripetere l’intero concerto, ma Gaetano è stata suonata per ben 3 volte. Dopo poco più di un’ora di delirio Calcutta saluta la folla, nasconde un sorriso di soddisfazione sotto i baffi, ma i suoi occhi non lasciano scampo.

Edo, solo una cosa,  non farti spremere come un limone o non ce la farai più.
Ti voglio bene.


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