Speciale // TOdays Festival – Day #1 @Torino – 26 agosto 2016

21 August, 2016

Il TOodays Festival torna dal 26 al 28 agosto 2016, dal primo pomeriggio a notte inoltrata, e Torino passa dall’essere corpo al dare corpo a un crocevia di suoni che si propagano lungo le spine architettoniche e l’archeologia industriale riqualificata della periferia urbana che li contiene,
li custodisce, li rimescola, li riverbera e lascia che si diffondano.
Due saranno i palchi principali dove trovare romantiche memorie e contemporanee suggestioni in concerti di assoluta eccellenza internazionale: il grande prato verde di sPAZIO211, palcoscenico a cielo aperto ideale per raccogliere,
accudire e dare ossigeno alla quintessenza della produzione musicale indipendente di prima classe su scala mondiale, e, a pochi passi, il secondo grande palco all’interno della piazza semicoperta,
fulcro evocativo dell’ ex Industria Nazionale Cavi Elettrici Torino INCET sorta alla fine del XIX secolo e abbandonata nel 1968,
protagonista di un ampio intervento di recupero urbano che salvaguarda il valore testimoniale dell’edilizia industriale di inizio Novecento.

A New Hope Webzine è media partener della manifestazione.

La panoramica sulla prima giornata del festival è a cura di Pasquale De Prizio, Stefano Nappa, Fabrizio Mondo, Domenico Porfido, Emiliano Santoro.


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 PUGILE

sPAZIO221 – h 19.00


pugile


Pugile è un trio formato da Matteo Guerra alla batteria, Leo Leonardi voce e basso e Elia Pellegrino ai synth, di stanza a Torino che suona l’elettronica come fosse free jazz. Il loro sound è stato definito da Noisey come “qualcosa che sta all’intersezione tra TV On The Radio, Nurses e Sleep Party People” ed il loro album di debutto Round Zero è stato inserito tra “I migliori 50 dischi Italiani 2015”. I loro live sono imprevedibili come in un ring, affascinati dalla commistione tra le note elettrificate, dal sapore teutonico, e le calde melodie dei Caraibi. Dopo aver condiviso il palco con artisti come Populous e Gold Panda ci colpiranno in maniera diretta a Todays.


NIAGARA

sPAZIO211 – h 19.30


NIAGARA


La storia dietro la nascita dei Niagara coinvolge Diego Perrone, Davide Tomat, Gabriele Ottino e l’omonimo film del ‘53 in cui Joseph Cotten recitava al fianco di una splendida Marilyn Monroe. Era il 1° ottobre 2007, era lunedì e la band passa in poco tempo dal campionare la colonna sonora di quel lungometraggio a produrre i primi brani originali. Ad oggi, il nome Niagara identifica la collaborazione artistica tra Davide Tomat e Gabriele Ottino. Già assieme in progetti come N.A.M.B. e Gemini Excerpt, il duo torinese non si limita ad esplorare i confini della musica elettronica, ma amplia il concetto stesso di produzione musicale coinvolgendo varie forme d’arte visiva, sia in studio, con una cura maniacale dell’artwork e dei videoclip, sia dal vivo, con visuals psichedelici e l’uso di nuove tecnologie segretissime. I loro lavori, ovvero l’EP Niagara (2012) e gli LP Otto (2013) e Don’t Take It Personally (2014), sono stati accolti positivamente dalla stampa italiana ed internazionale ed i loro live hanno sempre conquistato il pubblico e gli addetti ai lavori. Tuttavia il nuovo album , intitolato Hyperocean (2016), ha fatto letteralmente tremare l’asticella del made in Italy di qualità.


IOSONOUNCANE

sPAZIO211 – h 20.15


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IOSONOUNCANE è sardo, nato nel 1983, residente a Bologna da 8 anni. Ha fatto parte degli Adharma dal 2000 al 2008, pubblicando nel 2005, per Jestrai, l’EP “Risvegli”: la band si è sciolta nel 2008, lasciando inedito l’album “Mano ai pulsanti”, violento concept sul medium televisivo. Il progetto IOSONOUNCANE è nato nel gennaio 2008 quando, disoccupato da appena un mese, grazie all’assegno dell’Inps compra un campionatore e una loop machine, senza sapere bene cosa fossero. A fine maggio 2008 trova lavoro in un call center: nello stesso periodo nasce il nome del progetto e tutti i frammenti registrati e gli appunti presi nel frattempo iniziano a prender forma di canzoni. Nel dicembre 2008 rende disponibile tutto questo, tramite myspace, sotto forma di “Primo Pacchetto Tematico Gratuito”. A fine gennaio 2009 realizza il primo concerto. Dopo due anni di call center pieni di “buongiorno, sono Jacopo, in che cosa posso esserle utile?” e decine di concerti/comizio raggiunti in treno (non ha la patente), il 31 giugno 2010 si licenzia. Cinque giorni dopo entra in studio e registra il proprio album d’esordio: La Macarena su Roma. L’album riassume i primi due anni di vita del progetto e che si chiude programmaticamente col proprio licenziamento dal call-center, in una drammatica/eroica sovrapposizione di vita e opera. Nel giugno 2012 pubblica un singolo estivo chiamato Le sirene di luglio. Dopo tre anni di silenzio e quattro di lavoro intenso sul nuovo materiale, il 30 marzo 2015 esce il suo secondo disco, DIE. In questi quattro anni IOSONOUNCANE si è inoltre dedicato alla realizzazione del sonoro di due spettacoli teatrali (Tomato Soap e YOU) del duo Manimotò e alla produzione artistica di Sotto Assedio, ultimo EP di Dino Fumaretto.


M83

sPAZIO211 – h 21.00 (unica data italiana)


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Antibes è uno dei paesi più suggestivi  Costa Azzurra, ma anche il luogo dove nascono e crescono Anthony Gonzalez e Nicolas Fromageau. I due amici nel 1999 fondano gli  M83, band dream pop e shoegaze che prende il nome dalla Galassia Girandola del Sud, scoperta nel 1752 da Nicolas Louis de Lacaille e indicata nel Catalogo di Messier con la sigla M83. Nell’autunno del 2000 il gruppo registra l’album di debutto, che esce in Francia per l’etichetta parigina Gooom Disques  il 18 aprile 2001. Il disco si intitola semplicemente M83, risente  delle influenze del krautrock dei Tangerine Dream ma già si avvicina ai toni che faranno degli M83 rappresentanti del cosiddetto “neo-shoegaze”, in cui giocano un ruolo fondamentale distorsioni e riverberi, applicati però alle tastiere anziché alle chitarre.  Caratteristica che invece rimarrà pressoché inalterata nel percorso del gruppo  è la rinuncia alla centralità della parte vocale (fino a Saturdays = Youth, 2008), consistente al massimo in campionamenti di dialoghi o brevi ritornelli.
L’anno successivo il disco esce nel resto d’Europa e viene accompagnato da un fortunato tour. Nel 2005 l’album verrà ristampato dalla Mute Records per il mercato nordamericano. Forti di un contratto con quest’ultima etichetta i due francesi iniziano a concentrarsi sul secondo lavoro in studio pubblicato nel 2003 in Europa, 2004 in Nord America. “Dead Cities, Red Seas & Lost Ghosts” non delude le attese e viene addirittura considerato superiore del precedente. Nel secondo disco risultano più evidenti le influenze di Brian Eno e My Bloody Valentine.
Da fenomeno di nicchia, gli M83 conoscono un clamoroso successo. Al termine della lunga tournée mondiale che pubblicizza quest’ultimo album, Nicolas Fromageau lascia il gruppo per formare i Team Ghost. Gonzalez decide di andare avanti e  realizzare il terzo album, completamente strumentale, praticamente da solo. Si avvale dell’aiuto di pochi altri musicisti, tra i quali il fratello Yann.
“Before the Dawn Heals Us” esce nel gennaio 2005 sul mercato europeo e nordamericano, riscuotendo un buon successo di critica e pubblico. Il concetto di narrazione metacinematografica che ispira Gonzalez risulta anche qui evidente, ma l’album, in cui spiccano toni psichedelici, appare in qualche misura ripetitivo ed un mezzo passo indietro.


m83


Nel settembre 2007 Gonzalez  pubblica ancora un altro album, “Digital Shades Vol. 1″, che include 10 tracce dalla matrice new age e ambient, quasi a sottolineare una sorta di rassegnazione musicale. Il disco infatti viene bocciato dalla critica. Il 2008, però, viene pubblicato “Saturdays = Youth”, registrato da Ken Thomas, Ewan Pearson e Morgan Kibby. Questo disco sembra essere ispirato alla musica degli anni ottanta. Quattro tracce vengono diffuse come singoli: Couleurs, Graveyard Girl, Kim & Jessie e We Own the Sky. Nel dicembre dello stesso anno M83 apre le date britanniche dei Kings of Leon, mentre tra gennaio e febbraio del 2009 accompagna i The Killers negli Stati Uniti e i Depeche Mode in Italia, Germania e Francia. Nella primavera 2010 M83 scrive la colonna sonora del film di Gilles Marchand “Black Heaven” e ill 5 luglio dello stesso anno la colonna sonora viene pubblicata come album, ma  con l’aggiunta di nuovi pezzi, ossia Black Hole” e Marion’s Theme”.
Nel 2011 Gonzalez inizia a lavorare sul nuovo disco insieme a doversi artisti, tra cui, a Justin Meldal-Johnsen (bassista dei Nine Inch Nails) e Zola Jesus. Nell’ottobre di quell’anno viene così pubblicato il doppio album “Hurry Up, We’re Dreaming”.
Il 19 luglio 2011 viene stato pubblicato il singolo, finora di maggior successo commerciale,  in free download sul sito ufficiale della band.  E proprio grazie al singolo  Midnight City”  l’album raggiunge la posizione numero 3 nella Pitchfork’s Top 50 del 2011. Nel 2013 vengono chiamati dalla Universal Pictures per comporre la colonna sonora del film Oblivion, diretto da Joseph Kosinski. Nel 2015 la loro canzone “My Tear are becoming a sea” dell’album “Hurry up, we’re dreaming” viene utilizzata nel trailer di Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2.
Quest’anno, a cinque anni di distanza dall’ultimo album,  è stato pubblicato il settimo lavoro in studio degli M83. “Junk”, attesissimo da critica e pubblico, ci riporta  – per l’ennesima volta – negli anni Ottanta delle colonne sonore, delle grandi star musicali, dei cartoni animati, delle pellicole fantascientifiche e delle sit com. L’onirico elettro-pop degli M83 è uno spettacolo da non perdere.


CALCUTTA

Museo Ettore Fico – h 23.00


calcutta


Calcutta è lo pseudonimo di Edoardo D’Erme, 26 anni, visionario cantautore di Latina che abita di fronte alla panchina dedicata a Tiziano Ferro, con il suo ultimo album – Mainstream – ha stregato l’intero stivale.Calcutta pubblica il suo primo disco, “Forse…”, nel 2012 per la Geograph Records. Gli ingredienti sono pochi e semplici: una chitarra sgangherata , un incedere caracollante ed un cantato quasi svogliato. Sembra che Edoardo faccia quasi fatica a tenere in piedi le impacciate strutture dei suoi pezzi. Ma è proprio l’approccio tentennante la sua forza, difatti Calcutta è in grado sia di cantare che di suonare, ma ha voluto che la forza di quest’album fosse l’organica fragilità di ogni singolo brano. Il latinense è così riuscito a fare della debolezza un punto di forza. L’album è stato accolto positivamente sia dal pubblico che dalla critica diventando un cult della musica indipendente italiana. Il 2015 è l’anno di Mainstream, il secondo album in studio, pubblicato per Bomba Dischi. Il disco cambia radicalmente le carte in tavola, Edoardo era stufo della fama di strambo che circolava attorno al suo personaggio e di essere considerato dalla stampa specializzata solo perché non allineato alla scena indipendente nostrana. Mainstream rovescia completamente i canoni estetici del primo album: il disagio è sempre presente, le storie raccontante hanno come fulcro sempre la provincia tanto amata da Calcutta, i testi sono spontanei, ma sono gli arrangiamenti dei 10 brani a dettare il cambio di marcia. Le canzoni infatti, pur essendo molto semplici, sono maggiormente “ragionate”, il lo-fi del primo album è del tutto assente, mentre la sapiente mano di arrangiatore di Calcutta fa emergere con limpidezza la sua vena da cantautore. Mainstream è un album che si ascolta molto più facilmente rispetto al primo, può essere definito come un disco pop, ma un pop al rovescio, perché Calcutta non ha fatto altro che prendere in giro tutti: ha dato “solo” una nuova veste ai brani che scrive da sempre, riuscendo a conquistare tutti. Al TOdays Festival, per la prima e forse ultima volta sarà accompagnato da un corso gospel.


PAOLO SPACCAMONTI

Ex Fabbrica Incet – Mainstage – h 23.30


paolo spaccamonti


Paolo Spaccamonti è un chitarrista di estrazione sperimentale che non ha mai perso occasione per affiancare alla propria attività solista collaborazioni di prestigio, dai reading con il giornalista Maurizio Blatto alle sonorizzazioni di film muti – commissionate dal Museo del Cinema – come Rotaie e Drifters (in duo con Ben Chasny / Six Organs Of Admittance) e documentari quali Vite da recupero e Una storia di trasporto e il film Neve Rosso Sangue, presentato al Torino Film Festival del 2015 . Numerosi sono poi i risultati su disco : l’LP Spaccamombu, fusione in studio con i romani Mombu, lo split LP con Stefano Pilia e nel 2014 la musicassetta Burnout con Daniele Brusaschetto. Oltre a incroci con Damo Suzuki (CAN), Fabrizio M. Palumbo (Larsen), Chicco Bertacchini (Starfuckers) e i video-artisti Masbedo (per l’opera ‘Todestriebe’, in mostra presso la Fondazione Merz di Torino) che non fanno che aggiungere a un curriculum in solitario già di assoluto livello, come testimonia l’accoglienza ai primi due album, Undici Pezzi Facili e Buone Notizie, oltre al terzo e più recente Rumors, uscito nella primavera del 2015 ed accolto entusiasticamente da pubblico e critica, che lo ha definito uno dei migliori dischi dell’anno. L’inizio del 2016 lo vede tornare sul palco con quelli che ormai sono due abituali collaboratori come il già citato Stefano Pilia e l’americana Julia Kent , per la sonorizzazione live di C’era una volta, classico del 1922 di Carl Theodor Dryer, sempre su commissione del Museo del Cinema di Torino .


JOHN CARPENTER

Ex Fabbrica Incet – Mainstage – h 00.00


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John Carpenter è uno dei Maestri più assoluti del genere. Il fantascientifico “Dark Star” (con evidenti sentori di “2001: Odissea nello spazio”) segna il suo esordio nel mondo dei lungometraggi. Da “Distretto 13 – Le brigate della morte” (1976) a “Il reparto” (2010), dal capolavoro “La Cosa” (1982) a “Il Seme Della Follia” (1994) firma col succo di pomodoro intere pagine di storia del cinema, con vette di inimitabile visionarietà distopica come “1997: Fuga da New York” (1981), “Essi Vivono” (1988) e “Grosso Guaio A China Town”, (1986 ), “Halloween – La notte delle streghe” (1978), pellicole da lui scritte, dirette e sonorizzate che lo consacrano a maestro indiscusso del cinema horror. Dopo aver partorito la quasi totalità delle colonne sonore dei suoi film, a 68 anni il leggendario compositore e regista horror John Carpenter ritiene sia giunto il momento di pubblicare il suo album d’esordio e il mondo arriva a conoscere un’altra faccia e un’altra fase della sua carriera – esce infatti “Lost Themes I”, che rimette Carpenter al centro delle discussioni più importanti sull’intersezione tra musica e cinematografia: la sua influenza sull’arte del creare colonne sonore nel modo più personale, suggestivo e tagliente possibile è semplicemente fondamentale. La reazione di pubblico e critica è eccezionale e da Vanity Fair a Rolling Stone, dal Wall Street Journal al Los Angeles Times, dal Guardian al New York Times fioccano articoli entusiastici e copertine dedicate al Maestro. É un successo di vendite oltre ogni aspettativa (fra i primi 200 album venduti sia nelle classifiche americane che in quelle inglesi), e “Lost Themes” diventa una delle release di maggior successo nella storia ormai quasi decennale della label Sacred Bones. Ecco che quindi il 2016 diventa l’anno non solo dell’uscita di “Lost Themes II” (ovvero un sequel, in pieno spirito carpenteriano), album costruito come il suo predecessore con l’aiuto sia del figlio Cody Carpenter che del figlioccio Daniel Davies, ma anche dell’esordio dal vivo per la prima volta al mondo. Lunga vita all’ ”Horror Master”!


VERONICA VASICKA

Ex Fabrica Incet – Varvara stage – h 02.00


veronica vasicka


 Veronica Vasicka (USA) è fotografa, musicista, DJ e fondatrice della epica etichetta Minimal Wave. Come membro fondatore della East Village Radio, ha gestito la stazione durante i suoi giorni di pirateria, iniziando a collezionare e proporre oscure e dimenticate gemme dei generi Cold Wave, Post-Punk, Industrial e Synth-pop. Non sapendo come classificare questi artisti, ha coniato il genere Minimal Wave e aperto il sito minimalwave.com come risorsa online per condividere le sue scoperte con il resto del mondo. La risposta al sito è stata enorme ed è arrivata poco dopo il lancio; è così che Veronica incomincia a rintracciare gli artisti per ripubblicare le loro produzioni sulla label Minimal Wave. Veronica è anche fondatrice della sub-label Cititrax, dedicata ale uscite synth-pop più nuove. Suona mensilmente a New York City e in giro per il mondo, ogni domenica trasmette lo show Minimal Wave per la sua East Village Radio ed ha pubblicato oltre 50 album e due compilation di grandi successi: The Minimal Wave Tapes Volume 1 e 2, pubblicati e distribuiti dalla Stones Throw Records. I suoi set spaziano dalla cruda e ballabile industrial elettronica, alla cold wave, fusa con una house mutante e una techno underground. Veronica racconta una storia e approda alle radici della musica elettronica.


REGIS

Ex Fabbrica Incet – Varvara stage – h 03.00


regis


Regis è uno dei tanti pseudonimi scelti da Karl O’Connor. La probabile diffusione degli svariati moniker di questo prolifico artista ha contribuito ad accrescere il mito che circonda l’influente label di cui è proprietario, la Downwards Records, fondata insieme all’artista e socio in affari Peter Sutton, nel 1993. Un suono non convenzionale e a dir poco unico, che durante le performance concentra l’attenzione del pubblico sulla personalità del dj/produttore che è una delle forze creative più apprezzate dell’intera scena techno ed elettronica internazionale. Fuoriclasse.



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