The Listening // Ice One & Don Diegoh

28 October, 2015

Il nove ottobre scorso è uscito il vostro disco “Latte & Sangue” per la Glory Hole Records ed è un onore per me intervistavi. La leggenda dell’hip-hop italiano come “Bill Russell”, per chi masticasse un po’ di basket oltre oceano: Ice One aka Dj Sensei a.k.a. Electro Disciples a.k.a. Sebi One Kenobi (correggimi pure se ne ho sbagliato o saltato uno)  ed il John Havlicek italiano: Don Diegoh restando sempre oltre oceano nella “Titletown”.


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Quando e come avete conosciuto
per la prima volta l’hip-hop?
Qual’è stato il primo disco che avete comprato?


Ice One: Gia dal 1979/80 avevo cominciato a sentire da lontano l’odore di questa cosa: suoni, immagini… insomma alcuni di noi nel bene o nel male sono stati presenti ed attivi mentre l’hip-hop muoveva i primi passi a livello mondiale. Io compravo dischi da suonare nei locali già a 16 anni, la netta sensazione che qualcosa stava accadendo e che potevo chiamare questa cosa hip hop la ebbi nel 1982. Il primo disco rap che ho comperato fu “Rap-O-Clap” di Joe Bataan. Il primo disco Hip Hop: Whodini –”Magic’s Wand”.

Don Diegoh: A metà anni novanta, grazie ai miei amici di infanzia che avevano iniziato a interessarsi a questa cultura nel mio quartiere. Ero rimasto l’unico del giro a non sapere di cosa stavamo parlando, ora sono l’unico del giro che continua a farlo. Per me e per loro. Il primo disco che ho comprato è stato “Life After Death” di Biggie.

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 Metto su un paio di
dischi e dopo un po’ stoppiamo
discutendo su ciò che abbiamo sentito vi va’ ?


dd115758411Funkadelico da B-Boy Maniaco del 1994 // In Giro da Double Deck del 2008
#Più o meno forse un punto di partenza per entrambi, anche se eravate già attivi nella scena da anni, come siete arrivati ad un album insieme? Risentire questi due brani oggi che effetto fa? Un ricordo o un aneddoto che non vi ha mai abbandonato fino ad oggi ?

Ice One: Dopo una prima conoscenza a livello umano e personale con Diego, la scintilla fondamentale che ci ha fatto capire che eravamo pronti per qualcosa di più solido è partita dai live. La maniera naturale in cui ci siamo ritrovati coordinati sul palco, che ci ha permesso di fare show sempre più esplosivi e graditi dal pubblico, ci ha messo davanti agli occhi il fatto chiaro e semplice che dovevamo fare un album che spaccava. per quanto riguarda Funkadelico riascoltarla mi fa sempre sorridere e mi mette allegria, è stato, e per certi versi lo è ancora, una sorta di manifesto dello spirito goliardico che è una componente fondamentale della mia visione dell’ hip hop.
Mi piacciono gli mc’s che ti fanno anche ridere alcune volte cito Redman e Method Man per dirne due. L’aneddoto che mi viene in mente riguarda proprio funkadelico: all’inizio degli anni ’90 una tappa fondamentale per informarsi sull’hip hop americano era andare a comperare le riviste americane, in rari giornalai che stavano nelle zone più frequentate dagli stranieri.
A Roma, per esempio si andava a via Veneto, nelle vicinanze dell’ambasciata americana dove c’erano due o tre edicole che vendevano the Source, Blues & Soul, Billboard e Rap Pages. Una sera comperai un numero di Rap Pages dove in copertina c’erano i Goodie Mob, all’interno trovai una recensione molto positiva di Funkadelico, nel cui finale si diceva che forse era il momento per Rap Pages di cominciare ad occuparsi anche del rap italiano! Comperai tutti i numeri disponibili in tutte e tre le edicole spendendo una fortuna.
Il giorno dopo, fiero di questa cosa, chiamai tutti i miei amici per raccontargli la storia ma chiaramente nessuno poté comperare quel numero di Rap Pages perché li avevo comperati tutti io! La settimana dopo giustamente decisi di regalare gran parte delle copie a tutti quelli che non l’avevano potuto comperare… ascoltando “In Giro” ci ritrovo i semi di tutto quello che è fiorito oggi in Latte & Sangue…

Don Diegoh: Faccio ancora oggi le strofe di “In giro” durante i live, perché in qualche modo hanno cambiato il mio modo di scrivere: meno personale e più rivolto al pubblico. Ricordo molto bene il giorno in cui lo registrai e l’effetto che ebbe. L’aneddoto che non mi abbandona mai? La prima volta che sono salito sul palco: avevo 14 anni, c’era un casino di gente e mi tremavano le gambe. Però quando vidi le persone sotto il palco sorridere e alzare le mani compresi che mi piaceva stare lì e rappare. “Funkadelico” è un manifesto di Seby e di un ben preciso periodo del Rap italiano. Mi piace un sacco perché rappresenta la parte solare di Ice One e della sua musica.


dml xfgxa– Tuesday Jackson // Dawn Comes Aloneda Les Jeunes Loups (Bande Originale Du Film) del 1968
– Jimmy McGriff // Blue Juice da The Worm del 1968
– Roy Ayers Ubiquity
// Brother Louie da Virgo Red del 1973


Ice One, Cosa accade quando cerchi un sample?
Cosa accade dentro di te quando trovi il “break” giusto da utilizzare?
Tra l’altro i primi due brani sono stati messi insieme per poi
formare un beat che ha fatto la storia proprio della musica italiana e
tutti e 3 sono stati utilizzati per creare le fondamenta
solide dell’anima dell’Hip-Hop. Come sono nati?


Iceone: se devo essere sincero, senza voler far l’alternativo a tutti i costi, senza misticismi, ma rimanendo nel pratico, sono i sample che mi cercano. Ascolto molta musica random, e vedo tanti film particolari e serie tv, per cui ogni input che per me è valido lo metto da parte nella stiva dei samples anche se poi ho anche molti momenti di ricerca mirata, come quando analizzo le intere discografie di artisti da cui ho preso un sample, soprattutto per capire se quella sonorità che ho carpito è un episodio sporadico ed unico o si ripete rivelando anche la scienza sonora dell’ artista preso in esame.
Reputo fondamentale come producer decodificare la scienza sonora di ogni artista perché vuol dire saper individuare cosa costituisce uno stile a livello emozionale.
Quando trovavo un suono prima che cominciassi ad usare i softwares lo campionavo frazione per frazione, choppandolo come si dice tra addetti ai lavori, ed era faticosissimo quando il campionamento preso di mira era composto da molte frazioni o movimenti, detti anche slice. Il loop prima aveva un posto discreto nella mia produzione, diciamo un 40%, ed il resto era tutto choppato. Ora usando i softwares riduco tutto a fettine da subito per poi ricombinare le sequenze ritmiche o sonore in cui si riconosce solo la sonorità del campione.
Per quanto riguarda invece i dischi che hai citato, i primi due sono gli elementi costitutivi e fondamentali di Quelli che benpensano e l’ultimo è la base portante del Cielo su Roma. Credo di aver anticipato quei contest dove prendi dei dischi a caso e poi ci devi fare un beat, questo chiaramente perché c’era già una selezione a monte, fatta con gli acquisti e comunque sapevo che avrei trovato roba buona!.


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Nel caso del beat di “Quelli che benpensano” mi ricordo che trovai questo 45 giri con 4 pezzi tra cui troneggiava Dawn Comes Alone. I 4 pezzi avevano tutti e quattro un denominatore comune e cioè il compositore, Jack Arel, un musicista di avanguardia che era pratico sia di musica classica, che di musica moderna ed in alcuni casi anche molto popolare ed orecchiabile.
Per cui quando vidi il suo nome tra i crediti l’acquisto fu d’obbligo… e poi quel disco aveva un alone di introvabile, dato che si trattava della colonna sonora di un film tuttora poco conosciuto. Infatti solo nel 2015 qualcuno lo ha sgamato e lo ha anche caricato su youtube ed il fatto che sia stato caricato solo perchè era il campione di Quelli che Benpensano ti fa capire quanto fosse sconosciuto quel disco! Diedi quel beat a TUTTI, e dico proprio a TUTTI quelli che conoscevo che facevano rap!
Il beat ancora inedito passò per le mani di tantissimi mc’s conosciuti e non dell’epoca, ma nessuno lo prese in considerazione! Poi arrivo’ Frankie Hi Nrg ed insieme ad altri tre beats se lo prese per farci il pezzo che conoscete. Chiaramente grandissimo fu l’apporto di Riccardo Sinigallia, che scrisse e cantò il ritornello e fondamentale fu anche l’apporto di Julie P con cui lavoravo all’ epoca, che mi aiutò a rendere il beat essenziale e funzionale con le sua skills da arrangiatrice. Il Cielo su Roma fu invece un episodio più spontaneo: stavo proprio facendo un Beat per il Colle ed era pensato per integrarsi nel disco che stavamo lavorando, dalle parti mie diciamo Cotto e Mangiato! Avevo da poco ricominciato una serie di ascolti nell’ambito del cosmic jazz e del souljazz e Brothrt louie era il sound giusto per quel pezzo.


dasEnrico Simonetti // Gamma da GAMMA del 1975 – Sono molto legato a questo disco perché me lo regalò mio padre mentre guardavo in loop da una VHS il video dove le tue mani sono sui pad dell’mpc 60. Se chiudo gli occhi ancora ricordo a memoria tutte le parti del brano. Fu una “terribile” coincidenza perché lui non sapeva nulla di sample e nemmeno io sapevo che lì ci fosse il sample che hai usato per “Autodafè”.


Ice, Il primo campionatore che hai avuto?
Raccontaci la tua prima apparecchiatura per
produrre musica e come ha preso forma…
come si è evoluto il sound di Ice One?


Iceone: Il primo campionatore che ho avuto in realtà era un registratore a cassette con pausa meccanica, la pausa meccanica permetteva di tagliare la musica su battuta premendo la pausa sul punto giusto e rilasciandola ad arte quando serviva… questo metodo ci permetteva di looppare beats o parti strumentali creando dei nastri che poi usavamo per il rap o per ballare.
Con la pausa, come dicevano anche i Nonce un pò di anni dopo nel pezzo Mixtapes, si poteva anche emulare il mix con la tecnica del cut, ed era la risorsa principale di chi ancora sognava una bella coppia di giradischi seri! Io usavo un piatto Toshiba a trazione diretta dello stereo di casa con +-3 di pitch in combinazione con la piastra a pausa meccanica per fare i primi mixtapes… nel 1984 i miei mi regalarono un registratore a 4 traccie a cassetta della Fostex e comperai il primo vero campionatore, nel senso che campionava, ma andava suonato a mano ed era pressoché un giocattolo dato che campionava solo un suono, era il casio sk1. L’anno dopo presi l’sk5 che ancora oggi posseggo che campionava 4 suoni, campionatore che anche il mitico Prince Paul degli Stetsasonic aveva nella sua dotazione dato il suono sporchissimo che produceva.


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Trovai da un privato che faceva piano bar una Roland tr808 nuovissima e poco usata dato che, secondo il tipo, aveva preso una fregatura perché aveva suoni poco realistici” Ho riso di gioia per tutto il viaggio di ritorno con la 808 stretta sotto il braccio!
Poi arrivò l’mpc 60 che mi accompagno per tanti anni, l’mpc veniva usata come Jingle machine nella maggior parte dei casi o come batteria elettronica con suoni campionati e io pensai che era uno spreco e che ci si poteva mettere dentro altro.
Un paio di anni dopo che cominciai ad usarla mi resi conto che in America qualcun altro l’aveva presa di mira per lo stesso motivo e la cosa mi fece capire che ero in sintonia con quei produttori che mi piacevano!
Non c’era internet a quel tempo per cui era difficile avere dritte su questi argomenti, qualcosa di sporadico avveniva durante i live degli americani dove andavo sempre per parlare e capire.
In questo figure come Bambaataa ed Ice T mi furono di grande aiuto, perché in quel poco tempo in cui avevamo interagito mi avevano trasmesso un sacco di conoscenza rispondendo alle mie domande, ero affascinato dal suono che picchiava, e allo stesso tempo da sonorità oscure che guidavano melodie ed armonie. La mia collezione di dischi e di files digitali infatti è selezionata in gran parte in base a questo criterio anche se non disdegno sonorità più pacate, che però sono una minima parte delle mie produzioni. Nel caso di Gamma fu proprio una scelta guidata da questo sentimento e poi a quel pezzo ci ero legato perchè da ragazzino avevo visto lo sceneggiato televisivo di cui era sigla. In quegli anni uscì un sacco di roba in tv con musiche straordinarie tipo Belfagor il fantasma del Louvre, infatti RZA tirò fuori con la sigla di Belfagor la hit Gravelpit.


Quanto conta il background di un’artista, le sue influenze?
una TOP 3 delle vostre influenze musicali o cinematografiche o letterarie
che si rispecchiano poi nelle vostre composizioni?


Iceone: per me il background è tutto, è il terreno dove cresce il proprio talento. Le influenze che rimangono sono le radici, a livello letterario per quanto riguarda la narrativa devo dire sono stati importanti tutti gli Urania che ho letto, dove ho conosciuto Philip K. Dick, Simak, Asimov, Gibson, Matheson. Per quanto riguarda la letteratura ci metto dentro anche tutta la Marvel Dc, Alaan Moore, Garth Ennis ,Grant Morrison, Andrea Pazienza. Per il sound, come dicevo sopra tutto ciò che è oscuro, dalle colonne sonore di Carpenter a quelle di Simonetti, dal Kraut Rock dei Can fino alla psichedelia degli Animated Egg. Invece poi per la parte cinema e serie tv: Carpenter in primis e poi tutto ciò che è fantascienza ed horror anche di serie B, passando per Peaky Blinders o the Strain, Fargo, Gotham, Daredevil.

Don Diegoh: musicalmente sono legato a cantautorato e rap. Molto facilmente puoi individuare nei miei testi citazioni a grandi classici di quelli che sono gli artisti che più stimo: De Gregori, De Andrè, Mos Def, Biggie, Colle, Neffa, Esa su tutti. Tra gli autori che preferisco ci sono Pasolini, Calvino, Montale e Pazienza. Dal punto di vista cinematografico ho una serie di registi preferiti, ma è raro che metta nel mio rap questo tipo di letteratura. Di base, anzi, cerco di guardare film e serie nei periodi in cui non scrivo e sono impegnato in altro.


Ora scelgo due dischi recenti o uno che ho ascoltato
di recente (anche se datato) che mi ha impressionato molto…


bn ohkPete RockPetestrumentals 2  l’avete ascoltato? Diegoh quant’è importante per te sentire il “feeling” di un produttore nella sua composizione per poi specchiarsi e trasformare in parole le note usate nella strumentale?
• Tangible Dream di Oddisee, Lui è un giovane rapper/producer ora, molto affermato con una notevole “eleganza” nel suono” come te Ice, cioè con un suond proprio, quant’è importante una cosa del genere nel contesto musicale che viviamo attualmente?


Iceone: Penso che i processi compositivi siano una cosa personale dove ogni regola può essere sovvertita in nome della bellezza di quello che si produce. Secondo me però è più bello e giusto che un album lo produca un solo producer o un gruppo di produzione amalgamato bene. La soluzione dei diversi producer che delle volte nemmeno si conoscono tra loro è una di quelle usanze che viene dal mondo del mainstream ora incamerata anche dal mondo dell’ undergound senza battere ciglio. Per certi versi questa cosa ha anche prodotto degli album incredibili, dall’ altro lato ha prodotto il fatto che spesso ascolti un album dove ti piacciono solo due pezzi, e poi nei credits scopri che sono dello stesso producer che in quell’ album ha fatto solo quei due e ti rendi conto che questa cosa di avere tanti producers è spesso un limite perchè diventa evidente la ricerca di una scorciatoia. Molti parlano della Golden Age in maniera nostalgicam perchè quegli anni sono stati il tempio di musica bellissima, ma è ora di passare a nuovi materiali, più preziosi dell’ oro. il lavoro vero parte ora, tra gente che vive di nostalgia e chi invece continua sognare il futuro per spaccare nel presente. “Mai tornare indetro … nemmeno per prendere la rincorsa” (cit. Paz)

Don Diegoh: Il feeling con i musicisti – e Seby ha prodotto questo album con un approccio da musicista completo più che da beatmaker – è l’anima di un album. Hai citato due artisti, Pete Rock e Oddissee, che fanno parte dei miei ascolti e della mia collezione di album. Peraltro, credo ci siano anche collegamenti tangibili nell’attitudine di entrambi.


ddaDon Diegoh & Ice One // Latte & Sangue – 2015
Tutto qua (+ Danno, Francesco Paura & Dj Argento)
Porte Chiuse (+ Masito, EGreen)
Re Nessuno (+ Danno e Dj Baro)
Le Barche
Para Siempre
Compà
Le mie preferite… Che ne pensate ? Come si è creata l’idea di un disco insieme? Com’è nata la collabo con Danno, Masito ed EGreen e gli altri ??


Don Diegoh: I pezzi che hai menzionato sono per noi molto importanti. Rappresentano la sfera più “live” del disco. Fare un album assieme per noi è stato come respirare. Ognuno coi suoi polmoni, ma nello stesso spazio e nello stesso tempo. Tutto, compresa la scelta delle collaborazioni, è stato spontaneo. Fa parte di quello che è stato negli ultimi anni il nostro vissuto, musicale e non. Ci siamo presi il tempo nostro per mettere ogni particolare nero su bianco, senza forzature e senza tarocchi.
Gli Mc’s che stanno dentro il disco sono, a mio avviso, su questa stessa linea di pensiero e sono portatori sani di una visione di Rap e Hip Hop con la quale personalmente mi sento parecchio in sintonia.



Ci consigliereste una
Track Of Day per la nostra rubrica omonima?


Don Diegoh: Kendrick Lamar, “The blacker the berry”. Potrei citare molti altri suoi pezzi, ma questo è un esempio di stile, contenuti e tecnica dei giorni nostri. Lamar è un personaggio che unisce e divide, che spesso viene preso di mira. Che fa discutere. Una cosa è certa: spacca. Tanto. A me basta questo.



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