YOU TALKIN’ TO ME? WHO THE FUCK DO YOU THINK YOU’RE TALKING TO? // Knup Trio

1 June, 2016

Il Knup Trio nasce alla fine del 2014 dall’incontro tra
Fabrizio Boffi
(pianoforte), Francesco dePalma (contrabbasso) e Emanuele Tomasi (batteria).
I tre si chiudono in studio per un anno durante il quale si dedicano all’elaborazione di un proprio stile;
l’attenzione alla composizione è alta,
anche le improvvisazioni, mutuate dallo stile jazzistico,
sono incastonate all’interno di strutture che servono a guidare i momenti solistici
e a non snaturare la struttura generale del pezzo.


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A questo si alternano parti interamente scritte, come invece avviene nel rock e nel pop,
dove gli interventi dei singoli strumenti vengono curati nei minimi particolari.
Nel 2015 nasce così KNUP! Il loro primo album, registrato a Roma negli studi di Officine Zero da Maurizio Lollobrigida e masterizzato presso il Tube Recording Studio da Mauro Laficara.

Il disco è uscito il 20 maggio per l’etichetta Emme Produzioni Musicali di Enrico Moccia.


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Per prima cosa vi chiedo..
come è andato il live all’ Init per la presentazione dell’ album?


Molto bene grazie! É stata davvero una bellissima serata, e visto come si stavano mettendo le cose per l’Init negli ultimi giorni, è stato davvero emozionante poter suonare su quel palco. Siamo contenti anche della risposta del pubblico, numeroso e decisamente attento e in ascolto, come non capita spesso, sia durante il nostro concerto che durante quello dei ROTOR, il gruppo che ha aperto la serata.


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La vostra è musica che difficilmente si presta al “commercio”,
nel senso che è un genere molto vicino al jazz e alla sperimentazione prog e lontano dal pop
“radiofonico” diciamo,
nonostante siano chiare delle linee melodiche che rendono facile
l’ascolto dell’ album a tutti.
Quali sono gli artisti prog e jazz a cui vi rifate maggiormente? Se ce ne sono..


Ce ne sono diversi sicuramente; riguardo al progressive gruppi come i King Crimson e i Genesis, ma anche band nostrane come gli Area e i Perigeo, hanno avuto una grande influenza soprattutto su Fabrizio, il pianista.
Per quanto concerne il jazz, invece, sicuramente un gruppo fondamentale per noi sono i The Bad Plus, trio newyorkese contemporaneo, ma anche gli Esbjörn Svensson trio o il gruppo di Avishai Cohen, contrabbassista israeliano.
Guardando più al passato, un certo jazz d’avanguardia come quello di Ornette Coleman  o di Eric Dolphy o il cosiddetto punk jazz di John Zorn, fanno decisamente parte del nostro background.


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Credete che anche la musica pop vi abbia influenzato
in qualche modo? Se si, a quali artisti in particolare vi sentiti vicini e perché?


Direi decisamente di si.
Amiamo molto i Radiohead ad esempio, che ancora oggi dopo quasi 25 anni di carriera sono capaci di innovarsi e reinventarsi, ma anche gruppi come Queens of the Stone Age, il cui leader, Josh Homme è uno dei produttori più interessanti del rock di oggi; Fabrizio in particolare è molto legato ai Nirvana, di cui ama la “schiettezza” musicale e la freschezza delle melodie, così minimali ma così d’impatto allo stesso tempo.
Non disdegniamo nemmeno gruppi più dichiaratamente pop, come ad esempio i Coldplay, di cui apprezziamo particolarmente la cura nella scelta dei suoni e, per tornare in Italia, invece, apprezziamo molto un gruppo come i Verdena, che soprattutto con Wow ha dimostrato di saper scrivere brani e arrangiamenti davvero raffinatissimi ma senza mai perdere la propria vena rock.


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Ho notato anche una certa vicinanza ai suoni
dei Goblin, fondamentale gruppo prog italiano. Ce la confermate ?


Fabrizio ha ascoltato parecchio progressive, e i Goblin non mancavano di certo. E’ molto probabile quindi che qualcosa di loro sia uscito fuori nelle composizioni! D’altra parte anche loro sono stati un gruppo fondamentale per il progressive italiano e ci hanno regalato delle composizioni fantastiche.


La vostra musica nasce da una sola “mente” o
viene concepita suonando tutti insieme, magari partendo da una improvvisazione?


Tutti i brani presenti in KNUP! Sono stati scritti da Fabrizio, anche gli arrangiamenti partono da una sua idea di base; nonostante questo molte cose sono uscite fuori in sala suonando i brani e registrandosi per poi riascoltarsi; ognuno ha dato il proprio apporto al lavoro sui brani, quello che ne è uscito fuori quindi è il frutto di un intenso lavoro di squadra.



Nei live seguite fedelmente i pezzi o lasciate spazio all’ improvvisazione?


Dipende. Ci sono alcuni brani in cui l’improvvisazione e l’interplay sono ridotti all’osso se non addirittura completamente assenti, perché sono pensati più in un’ottica “pop”, per cui le parti dei singoli strumenti sono studiate e fissate dall’inizio alla fine. Brani come “L’ordine delle cose” o “Film” ad esempio sono scritti in questa maniera e riproposti così anche dal vivo.
Su altri pezzi invece l’improvvisazione, a volte anche collettiva, è parte essenziale del brano, penso a “Mr Jack” o a “Coniglio bianco”, e su questi brani dal vivo può davvero succedere di tutto: qui la composizione è più che altro un “canovaccio” sul quale ogni volta elaboriamo il nostro pensiero musicale, inevitabilmente quindi dal vivo risulteranno diversi rispetto a come suonano sul disco.


Per le produzioni future avete in mente di lasciare
che il pianoforte sia predominante, come in questo album, o lascerete più spazio ad altri suoni e strumenti?


Non lo so, in linea di massima cerchiamo di non metterci paletti.
Per questo disco le composizioni che avevamo erano state scritte proprio pensando a questa formazione, nonostante ciò su Film abbiamo sentito l’esigenza di inserire una chitarra elettrica (suonata da Massimo Colagiovanni) e non ci siamo posti il minimo problema.
Credo che quello cui bisogna puntare quando si scrive un disco sia il suono finale dello stesso. E’ la musica stessa che ti suggerisce quello di cui c’è bisogno, l’importante è avere l’umiltà di ascoltarla.



C’è un aneddoto particolare che ricordate con piacere?
Magari legato alla composizione di un brano o a qualche esperienza live..


Un momento particolarmente divertente e creativo è stato quella della fase di post produzione del disco.
Tra le cose che inizialmente pensavamo di inserire c’era un coro di voci su un brano. Il coro venne registrato a casa di un mio amico, ma evidentemente sbagliammo qualcosa, perché quando provammo a montarlo sopra il brano era completamente fuori sincro e aveva una resa davvero comica su quello che doveva essere un momento molto intenso del brano. Passammo qualcosa come mezz’ora a ascoltarlo e riascoltarlo senza smettere mai di ridere. Alla fine lo prendemmo come un segno del destino, e i cori vennero cassati.


Quali saranno i vostri prossimi passi? Avete già altra musica su cui lavorare ?


Io ho già alcuni brani nuovi nel cassetto, ma per ora ci dedichiamo alla promozione di questo disco che speriamo di riuscire a far arrivare a più persone possibile ovviamente.
Una cosa che ci piacerebbe fare molto è anche la sonorizzazione di un film o di un cortometraggio da poter riproporre anche dal vivo. Abbiamo alcune cose in ballo ma non diciamo niente per scaramanzia!


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Ultima curiosità, probabilmente sono ignorante io, KNUP cosa vuol dire ?


KNUP è l’anagramma di Punk. La scelta del nome è derivata dall’intenzione del gruppo di andare un po’ contro un certo appiattimento della musica di oggi, che troppo spesso tende a chiudersi in se stessa facendo del “genere” di appartenenza l’obiettivo ultimo della propria essenza. Il punk stesso, che ha come base l’assenza di regole o il sovvertimento delle stesse, è diventato un esercizio di stile, e quindi abbiamo pensato di sovvertire anche quello…


 

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