YOU TALKIN’ TO ME? WHO THE FUCK DO YOU THINK YOU’RE TALKING TO? // Love the Unicorn

15 April, 2016

I Love The Unicorn sono una band romana che, grazie a suoni dream-pop
dolcemente rapaci e a uno stile personalissimo capace di far riferimento a sonorità ’80 di casa Cherry Red,
ai Phoenix delle origini ma anche al Pete Doherty dei Libertines,
è riuscita a imporsi a livello nazionale già dopo la pubblicazione, per il collettivo
We were never being boring, del primo EP, “SPORTS”, nel 2013.
Sempre per WWNBB, a gennaio è uscito il loro primo album, A Real Thing, e, in questo aprile che sa di giugno, mi hanno mostrato l’importanza della leggerezza.


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Love the Unicorn. Da dove venite?


Veniamo da Statuario (quartiere a sud di Roma) nel senso che siamo nati lì come band in un piccolo box. Poi in realtà per problemi logistici siamo emigrati a Roma Nord, dove ad oggi nascono tutte le nostre canzoni.


Quanto fa bene l’amore?


L’amore fa molto bene, quanto la musica. Noi cerchiamo di trasmettere al pubblico il nostro amore per la musica.
Probabilmente senza amore non può esserci musica.


Il vostro album d’esordio, “A real thing” uscito questo gennaio 2016 per
“We were never being boring”, dimostra,
sin dal titolo, una più spiccata maturità, o forse una più profonda malinconia,
rispetto all’EP del 2013 “Sports”.
Cos’è successo in questi anni, al di là dei cambi di formazione?


In 3 anni cambiano molte cose. C’è senz’altro maggiore maturità musicale, potrebbe esserci anche una più profonda malinconia (anche se Sports si collocava di più in questo mood), ma in realtà il nome è il primo che ci è venuto in mente e il primo che abbiamo scelto. Ciò dimostra quanto tutto sia stato naturale, un disco fatto con tanto lavoro ma poca fatica.
Inoltre è un album che ha ricevuto tantissime recensioni positive e ci sta facendo girare più di quello che credevamo.



A proposito del collettivo WWNBB,
quanto è importante per voi il loro lavoro,
anche per il recupero di una certa estetica e di un certo suono “dreamy”?


WWNBB fa da sempre un lavoro prezioso per la musica made in Italy in generale.
Anche quest’anno ha fatto uscire solo bei dischi, anche di generi molto distanti tra loro, riuscendo ad allargare il proprio pubblico sia in Italia sia all’estero. Siamo onorati di far parte di questa famiglia.


Credete nei fantasmi?


Credo tu ti riferisca ad una nostra vecchia canzone!? Solo Lorenzo, il nostro tastierista, crede nei fantasmi.



Una band con cui vorreste collaborare?


Dipende dal tipo di collaborazione. In generale ci piacerebbe scrivere una canzone di natale con Sean Nicholas Savage.


Raccontateci un aneddoto accaduto in tour…


Dopo aver fatto il soundcheck, Raffaele, trova un tavolino nel backstage che nel frattempo si era già riempito di birre.
Senza spostarle riesce a trovare lo spazio per sdraiarsi e dormire fino all’inizio del concerto.
Dopo aver suonato lo ritroviamo così.


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Dove e quando consigliate di ascoltare il vostro disco?


Sui mezzi pubblici di Roma in tutte le stagioni.


Come vi vedete fra dieci anni?
Più cattivi e duri o sempre romantici e sognanti?


Non ci vediamo fra dieci anni. Qualcuno di noi probabilmente rimarrà nel music business dove non ci sarà spazio per romanticherie!


E stasera che fate?


Stasera siamo in sala a provare pezzi nuovi!

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