FORGOTTEN ONES // THE CHARLATANS (’90 – ’15)

1 Giugno, 2016

Ecco, su una cosa si può essere tutti d’accordo: la vita è un viaggio. Importa più il tragitto, gli incontri, il panorama di cui si gode, le esperienze che si fanno della destinazione finale. Ci siete? Ok, quindi posso continuare su questo tono “new-hippie” che tanto piace al fruitore medio della musica odierna. Ora, immaginate per qualche secondo – lo so, sto chiedendo uno sforzo davvero insolito, soprattutto per quelli tra di voi che hanno avuto la sfortuna di un’istruzione privata – di essere una band di Manchester, durante l’esplosione della scena Madchester.


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Siete bravi, dannatamente bravi: non come quei tipi usciti dalle scuole private, per capirci. Eppure vi si appiccica addosso la nomea di essere una promessa mancata: bravi quanto gli Stone Roses, ma i Roses sono i Roses; con influenze psych rock tirate fuori dalla precedente, indimenticabile rivoluzione musicale inglese, i Fab Sixties. Però, a quanto pare, questo sound non ha la stessa portata esplosiva del mix rock-rave elettronico degli Happy Mondays.


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Cosa fareste? Beh, continuereste il viaggio, senza tradire la vostra personalità. Innovando, cercando i suoni nuovi, cavalcando l’onda della nuova scena Brit. Dopotutto siete veterani, no? Vi incamminate, allora, apprendendo quanto più potete da quanto che vi circonda, imparando mano mano, aggiungendo influenze alle influenze. Insomma, niente stronzate tipo rebranding, evolution storytelling, brand stories: qui ci sono i chilometri sotto gli stivali, tante serate, tanta birra e tanta musica da ascoltare. Qui siamo nel regno del rock’n’roll. Questa è la storia, in musica, dei The Charlatans.

THE ONLY ONE I KNOW ( from Some Friendly – 1990)


 In questo brano, i presupposti del successo ci sono tutti: attitudine à la Stone Roses, solida struttura rock’n’roll, un organo psych, drumming ossessivo e un ritmo indiavolato da ballare. Facile scalare le classifiche inglesi così. Insomma, storia di un successo annunciato? Per ora sì. Non è tutto così semplice. Ve lo abbiamo detto che c’è tanta strada da fare no?

JUST LOOKIN (from THE CHARLATANS – 1995)


 Passano cinque anni. Avete pubblicato altri due bei dischi. Siete belli, buoni, bravi. Manca qualcosa, però. Secondo gli altri, non secondo voi. Così, al terzo disco vi danno per spacciati. Siete finiti, out, una meteora. È a questo punto che si vede il talento: annusate l’aria, mantenete salda la vostra personalità e, come per magia – a sentire tutti quelli che ti davano per spacciato – sfornate il disco manifesto di una cosa che, di lì a poco, verrà chiamata Brit-Pop. Un disco in cui sono evidenti le radici, l’evoluzione e l’innovazione: roba che a scuola non insegnano. Roba che serve fare i chilometri, per svilupparla.

WITH NO SHOES (from TELLIN’ STORIES – 1997)


 Durante ogni viaggio, sono sempre i momenti bui a marcare le conquiste. A definire i limiti, i nuovi confini della propria personalità. Ad indirizzare il percorso, a scegliere un sentiero brancolando nel buio. A perdersi. A ritrovarsi. È nel 1996 che si spegne la prima luce. Rob Collins, tastierista della band, muore in un incidente d’auto, mentre viaggia verso lo studio di registrazione. Nuovo percorso, nuove alleanze. Si continua in quattro e si chiude il disco grazie all’aiuto di Martin Duffy, il tastierista dei Primal Scream. Si rielabora il sound, ancora una volta, nuovamente. Si continua il cammino.

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Il viaggio non è ancora finito. Si è perso qualche altro amico, per strada: Jon Brookes, batterista. Un cancro al cervello. Eppure siete ancora qui: la musica si è fatta più elettronica. Le strutture dance, solo accennate agli inizi, sono più pronunciate, certo. Si sente l’inventiva, però, la capacità di apprendere dalle avversità. Si sente la polvere del viaggio. È l’infinito talento.

TALKING IN TONES (FROM MODERN TIMES – 2015)


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